Notizie dal concorso

domenica, 19 ottobre 2014

La finale

Ecco il momento più atteso e per me pure più interessante dello stesso verdetto finale: l’ultima esecuzione dei finalisti.

Esibizione in cui il regolamento esclude il repertorio contemporaneo, accettando solamente un paio di questi autori, a turno, ogni anno. L’intento è creare uno spettacolo più facilmente godibile per il pubblico numeroso, largamente profano. I concorrenti hanno avuto comunque la possibilità di proporre musica contemporanea nella fase eliminatoria.

In proposito, è stata stimolante la riflessione del direttore artistico Marco Borghini che ieri, prima della comunicazione del verdetto, ha condiviso: anche una Sonata di Mozart un grande artista è in grado di renderla attuale, proiettarla nel nostro tempo, diversa da tutte le precedenti interpretazioni, suonando così ugualmente una musica “contemporanea”.

Adesso si abbassano le luci e cala il silenzio: pronti, attenti… via.

Elena Fomenko inaugura la finale con gli Studi 11 e 7 di Villa Lobos con giuste intenzioni ma un po’ troppe incertezze e conclude la prova col Rondò n° 2 di Aguado.

Mircea Gogoncea illustra i Valzer Poetici di Granados spremendone a fondo i significati poetici, con equilibrio tra vivacità e delicatezza, con un suono curato e controllato. Con il Capriccio n° 5 di Paganini mostra uno spirito che nel mio immaginario è assai affine a quello del compositore, con una travolgente interpretazione che ha pure una efficace presa sul pubblico.

Blazej Sudnikowikz si cimenta con la Partita n° 1 di Bach, molto scorrevole, solo lievissimi indugi dei momenti più complessi della Giga, ma purtroppo con poco spessore.

Bogdan Mihailescu esordisce con La Compagna di Da Milano, poi prosegue con Festa paesana di Regondi, non sempre chiaro nei fraseggi più complessi e conclude con lo studio 12 di Villa-Lobos.

Armen Doneyan avvia la performance con sicurezza e controllo nel non certo facile Capriccio dalla partita n°2 di Bach, senza perdere mai il filo del discorso contrappuntistico, con un ritmo fluido e incalzante. Termina con la Fantasia su temi ungheresi di Dubez in una esecuzione molto musicale e brillante, dando prova di maturità e personalità in entrambi i linguaggi affrontati.

Marko Topchii, grazie a una notevole padronanza della tecnica, non lascia niente al caso e propone il Preludio dalla suite n° 6 di Bach con lucidità, lo Studio n° 7 di Villa-Lobos con una bella impronta personale e il Capriccio diabolico di Castelnuovo – Tedesco nel complesso convincente.

La giuria si è ritirata per deliberare e questa volta lo ha fatto in un tempo breve, segno presumibile di assenza di significative divergenze.

Dopo un giro di meritati applausi per tutti i finalisti, Milli Russo, tra battiti di cuore quasi udibili, annuncia il premio del pubblico che va a Armen Doneyan e confesso di aver posto pure io la croce sul suo nome.

Si prosegue col terzo premio assegnato dalla giuria a Marko Topchii, il secondo a Armen Doneyan e il primo a Mircea Gogoncea.

Stavolta non ho proprio niente da dire: bravissimi tutti, giuria compresa!

Avverto pure particolare gradimento da parte degli ascoltatori in sala e quando mi unisco al resto dello staff sul palco per ringraziare il pubblico, mi rendo conto che questo è veramente folto.

Vedere il prof. Strata, presidente della Fondazione Stefano Strata, condividere col sindaco della città Filippeschi il merito del successo di questo concorso mi fa ben sperare per il futuro del concorso stesso e, come ha energicamente sottolineato il sindaco, in un ulteriore impegno della amministrazione cittadina per il futuro della cultura musicale.

Questo è ciò che sono riuscito a comunicarvi con le parole, tutto il resto lo conserverò dentro di me.

Mario Pingitore

sabato, 18 ottobre 2014

Il verdetto

41 concorrenti e solo 6 finalisti: una dura selezione da effettuare in un colpo solo.

Questo giustifica in tre quarti d’ora che hanno impiegato i giurati per stilare la propria lista di prescelti, prendendosi tutto il tempo per confrontarsi ed evitare quindi una scelta superficiale.

Nel frattempo pure io stilo la lista dei miei favoriti, curioso di confrontarla, non con l’intendo di vedere se ho vinto o meno alla lotteria, ma con lo spirito di scoprire se esistano criteri largamente condivisi di giudizio e quali siano i loro limiti.

La scelta della giuria ricade su Armen Doneyan, Elena Fomenko, Mircea Gogoncea, Bogdan Mihailescu, Blazej Sudnikowicz e Marko Topchii.

Mi concedo poche righe per esprimere le mie personali sensazioni immediatamente successive al verdetto.

Ieri avevo scritto che alcuni concorrenti si erano “oggettivamente” distinti ed effettivamente 5 finalisti su 6 figurano nella mia lista dei top 10. Dovrei gioire per aver vinto al lotto? No.

Ascoltando Riccardo Calogiuri per un attimo ho avuto i brividi, una emozione che mi ha obbligato dopo a prendermi un minuto di pausa. Probabilmente l’emozione irrazionale, non supportata da speculazioni tecniche sull’impostazione della mano, il fraseggio, il portamento, il rispetto scolastico della partitura, non sta nella lista dei parametri “oggettivi” di valutazione. Mi dispiace rischiare di non provare pure oggi quella emozione durante la finale.

Assorbito il colpo, sono veramente grato a questa giuria di chiara fama internazionale per avermi concesso la possibilità di riascoltare oggi pomeriggio Gogoncea, Topchii, Doneyan e la Fomenko.

Fortunatamente dopo ho avuto il privilegio di commentare a lungo le scelte con i giurati dai quali ho ricevuto interessanti spunti. Le scelte sono state unanimemente condivise tra i giurati e questo è garanzia di serietà e professionalità, senza evidenti favoritismi. Il regolamento del resto prevede che un giurato si astenga del giudicare i concorrenti che recentemente sono stati ufficialmente propri allievi.

Entriamo poi nel merito di alcune scelte e i giurati mi forniscono lo spunto per meditare sul fatto che il talento di alcuni concorrenti eliminati potrebbe pure superare quello di qualche finalista, ma ciò che viene valutato è la performance del momento, quanto uno ha suonato in modo “giusto” il programma presentato, senza concedersi libertà, magari apprezzabilissime in concerto, ma che in sede di concorso risultano meno opportune. Si cerca insomma un finalista che in questo momento dia l’impressione di avere maggiori garanzie per la finale.

Riflettiamo con i giurati pure su come non sia facile fare valutazioni complete con un programma libero, senza semifinale, con un così alto numero di concorrenti, ma l’intento di questo concorso è proprio questo: far emergere chi è in grado di dare prova delle proprie capacità in modo sintetico e con un colpo solo, e l’abilità di un grande giurato è quella di saperlo riconoscere con un colpo d’occhio… anzi, d’orecchio.

Mario Pingitore

sabato, 18 ottobre 2014

Ultima fase eliminatoria

Seconda e ultima fase eliminatoria. Pure oggi la lista è lunga e con piacere cominciamo ad ascoltare i prossimi concorrenti.

Blazej Sudnikowicz avvia con energia l’ultima fase eliminatoria con una esecuzione fluida e scorrevole della Sonata di Sierra e senza alcuna difficoltà si districa tra le complesse articolate trame del brano svelandone i significati altrimenti non facilmente afferrabili.

Gabriel Méndez Alarcón è efficace nell’evidenziare le suggestioni ritmiche e gli effetti sonori della Sonata di Ginastera, con trasporto fisico, a tratti con energia forse eccessiva, ma con lo spirito adatto.

Anche Nicola Montella affronta Ginastera con sicurezza e pulizia di suono, dopo uno studio di Coste eseguito con gusto ed eleganza.

Domenico Mastroianni espone la Sonata di Brouwer senza esitazioni rilevanti.

Jörg Holzmann si esprime in tre linguaggi diversi tra loro, quelli di un Allegro di Bach, della Tarantella di Mertz e di Due suggestioni di Brotons, mostrando maturità in tutti e tre. Il suono è piacevole, molto pulito e curato.

Riccardo Calogiuri nella Gran sonata disegna un Paganini a colori, ricco di sfumature, con un virtuosismo degno del nome del compositore. In Sevilla di Albenìz, non solo presenta grandi idee musicali, ma è in grado di realizzarle tutte senza l’ombra di incertezze. Entusiasmante!

Glauber Rocha presenta pure la Gran Sonata di Paganini con un virtuosismo adeguato e interessanti fraseggi.

Umberto Maisto, con attenzione al suono e delle dinamiche, attraverso la Fantasia di Dowland ben evoca atmosfere rinascimentali. Con dinamiche di gusto suona pure il Gran solo di Sor.

Mariano Fraga esegue scorrevolmente la Suite piemontese di Duarte.

Unai Insausti Eguia si presenta con Les soirées d’Auteuil di Coste e Zapateado di Rodrigo.

Flavio Nati ci fa ascoltare Fuga e Allegro di Bach e il 1° movimento della Sonata di José.

Laura Klemke affronta tre diversi universi musicali, quelli della Fantasia di Mudarra, dell’Omaggio di De Falla e di Five di Searle con apprezzabile decisione e precisione.

Natalia Dańczura suona Junto al Generalife di Rodrigo e la Grande Overture di Giuliani.

Maurizio Capuano propone Nenia di Ruiz Pipò le Variazioni su un tema di Sor di Llobet.

Samuel Toro Pérez esordisce con la Mazurka apasionada di Barrios, prosegue con il Preludio in La di Llobet e conclude con l’Allegro della Sonata di Assad con una performance interessante.

Garen Ajamian sviluppa che chiarezza una assai articolata Toccata di Bach e conclude un movimento della Sonata Romantica di Ponce.

Jong-suk Park interpreta in modo più che soddisfacente la Sonata III di Ponce.

Luciano Monaco inizia con Tiento di Ohana e prosegue con 3 Capricci e la Tarantella di Castelnuovo – Tedesco con fraseggi molto musicali, intervenendo al momento opportuno con la giusta vivacità, mai sgraziato.

Stefan Andrei Sandru si esibisce con Tema variato e Finale di Ponce e Segoviana di Milhaud con un bel suono denso, complice senz’altro lo strumento, una copia di una chitarra Garcia dei fratelli Lodi.

Ekaterina Khoreva a voce alta esegue con piglio deciso Pan di Kochkin e Valse n°4 di Barrios.

Yutthasak Komjornkijborworn durante l’esecuzione della Sonata di Guastavino e dello Studio n°11 di Villa-Lobos ha creato alcuni momenti di bella musica, con trasposto e intensità.

Si conclude la carrellata dei concorrenti e la giuria si ritira per accordarsi sulla lista dei 6 finalisti.

Come sempre, alcuni nomi si sono oggettivamente distinti, ma ben più di 6 chitarristi meriterebbero comunque di essere riascoltati in finale. D’altra parte accettiamo volentieri le regole del gioco nel pieno spirito della competizione.

Mario Pingitore

venerdì, 17 ottobre 2014

Prima fase eliminatoria

Dato il lungo elenco dei chitarristi che oggi dovranno sfilare davanti alla giuria, senza esitazioni e con pochi minuti di ritardo ha inizio la fase eliminatoria e così pure io non indugio oltre e passo a raccontare qualche frammento di questa sequenza di esecuzioni.

Armen Doneyan apre in modo entusiasmante la competizione con una esecuzione coinvolgente della Passacaglia di Tansman e una interpretazione energica e meditata del Rio de los Orishas di Brouwer dando spessore alle intricate e articolate configurazioni ritmiche e melodiche del brano. Tutto condito con un bel suono caldo.

Kunhwa Lee esponde con delicatezza e eleganza Lob der Traenen di Mertz e con pulizia e chiarezza la Sonatina di Berkley.

Pure Alexey Potapov esegue la Sonatina di Berkley con alcune interessanti coloriture e una Alemanda di Bach.

Le mani di Eduard Leata nell’Introduzione e capriccio di Regondi sorvolano la tastiera come una farfalla che sapientemente riconosce i fiori su cui soffermarsi e con leggerezza e agilità passa da uno all’altro. Nell’invocazione e danza di Rodrigo si mantiene ancora estremamente convincente.

Pure Tommaso Ricci presenta Introduzione e capriccio di Regondi con molto lirismo e bel canto e ci regala una appassionata versione di tre capricci di Legnani, tramite un suono all’occorrenza dolce e rotondo.

Mircea Gogoncea nel Capriccio Diabolico di Castelnuovo – Tedesco è veramente travolgente, sempre sicuro e consapevole delle scelte effettuate. Presenta poi Guitarresca di Clerch con padronanza della tecnica richiesta, mai fine a se stessa.

Pèter Bacsi presenta Fantasie Hongroise dei Mertz e Nocturne Rapsodique di Kovats.

Rapida pausa caffè e si riprende con Pierre Lelièvre impegnato in una esecuzione brillante della Fantasie Hongroise dei Mertz e in Muir Woods di Takemitsu mostra un lato intenso e riflessivo con buone sonorità.

La giovanissima Darya Kren, simpatica e emozionata ci ha fatto ascoltare il Preludio n°1 di Villa Lobos, Tango en Sky di Dyens e Vals n° 4 di Barrios.

Giuseppe Molino presenta la Sonata n°4 di Santorsola attraverso una chitarra Garrone di fattura piuttosto originale.

Yohann Sintas riesce piuttosto bene a dare spessore alle pagine di non immediata comprensione di 4 images du Japan di Obrovska. Vivace è l’esecuzione del 1° movimento della Sonata di Castelnuovo – Tedesco.

Francesco Talotta nel proporre una Fantasia di Mudarra e una di Dowland, Homenaje di De Falla e Gaiement di Martelli crea momenti di buona musica.

Luis Guevara esegue un Sonata di Scarlatti con chiarezza di voci clavicembalistica e prosegue nel tenere alta l’attenzione con Pesame dello amor y El Canario di Castelnuovo tedesco con un fraseggi sempre curati, suono pulito e poi con decisione affronta il Fandango di Rodrigo con un andamento particolarmente sostenuto, mostrando abilità tecniche notevoli, con rari inciampi, che gli permettono di esprimere personali e interessanti idee ricche di musica.

Josue Arody Garcia Garcia espone la Sonata di Brouwer con timbriche e dinamiche raffinate, doti tecniche certamente adeguate, alternando momenti profondamente meditativi a esplosioni virtuosistiche.

Giacomo Galli espone la Sonata classica di Ponce.

Marko Topchii esordisce con la sonata di José e lo fa con maestria, gestendo ottimamente tutti gli ingredienti, non ultime, le timbriche e prosegue con raffinato virtuosismo ed incantevole eleganza con le Variazioni sul carnevale di Venezia di Tarrega.

Irina Alexandrova affronta con sicurezza e alta dose di energia una Alemanda e Corrente di Bach. La stessa sicurezza ha mostrato in Invocazione e danza di Rodrigo, pure qui con tanta energia, sicuramente più apprezzata in quest’ultimo brano.

Da Luca Romanelli ascoltiamo con piacere Introduzione e capriccio di Regondi e Preludio e Allegro di Bach.

Florian Moritz esegue ancora Introduzione e capriccio di Regondi con suono morbido, senza alzare troppo la voce, e due movimenti dalla Suite Compostelana di Mompou in una interpretazione ben curata, intima e riflessiva.

Dalla performance di Elena Fomenko che esegue la Fantasia Dowland e le Canzoni Lidie di D’Angelo emerge convinzione e profondità. Pure il suono è particolarmente presente ma mai sgraziato. Travolgente poi il finale della esibizione.

Bogdan Mihailescu prima attrae l’attenzione con La Joia, La Calma e La Frisanca di Asencio e poi affronta le insidie di due movimenti della Sonata di Bogdanovic mostrandosi quasi sempre saldo sul profilo tecnico.

Dopo 7 ore quasi ininterrotte di musica, si conclude la prima fase eliminatoria.

La giuria con professionalità ha dedicato pazienza e attenzione a tutti i concorrenti, senza sbottonarsi sulle proprie impressioni, rinfrancandosi di tanto in tanto con un cioccolatino o un biscotto.

Piuttosto stanchi ma soddisfatti ci avviamo verso la più che meritata cena!

Mario Pingitore

giovedì, 16 ottobre 2014

Il posto del reporter

Anno nuovo, concorso nuovo, nuovi giurati, nuovi concorrenti… ma il reporter è sempre lo stesso.

Ancora seduto fisicamente tra la giuria e i concorrenti e idealmente tra il dietro le quinte e il pubblico.

È lì che mi potete trovare, con lo stesso intento di rendere il concorso non un freddo gioco a eliminazione, ma una occasione speciale di incontro tra giovani musicisti e appassionati di chitarra.

I concorrenti infatti non si esprimeranno per 15 minuti a porte del tutto chiuse perché il reporter è una finestra aperta attraverso la quale i curiosi potranno spiare e respirare un po’ dell’emozione, della tensione e soprattutto dell’arte che si addenserà nella sala.

Sarà un piacere per me dar voce pure ai concorrenti, liberi di confidarmi loro opinioni e commenti che, se lo desiderano, posso riportare in questa rubrica.

Il mio intento è pure quello di rendere le operazioni trasparenti, raccontando il concorso dal mio punto di osservazione, indipendente da quello della accademia promotrice del concorso e da quello della giuria: i contenuti di questa rubrica quindi sono frutto del mio modo di vivere questo concorso, da una angolatura nuova, non esprimeranno quindi né le valutazioni della giuria, né le posizioni dell’accademia.

Pre-giudizi

Da pochi giorni si è conclusa la fase di iscrizione che prevedeva 53 iscritti e, al netto di alcune defezioni dell’ultimo minuto, l’elenco dei partecipanti effettivi è comunque sbalorditivo: 43 presenze con un terzo di italiani e il resto distribuite in modo uniforme da tutto il mondo, Brasile, Corea del Sud, Messico, Russia, Cile, Francia, Germania, Austria, Ungheria, Romania, Polonia, Turchia, Spagna, Cile.

Se la distribuzione geografica è quella che a prima vista sorprende, leggendo i curriculum emerge un altro dato sulla distribuzione ben più interessante.

Tra i concorrenti di età tra i 17 e i 34 anni incontriamo vincitori delle maggiori competizioni mondiali come l’ucraino Marko Topchii 2° premio al “Tarrega” di Benicassim, il cileno Luis Guevara, il rumeno Mircea Gogoncea e Riccardo Calogiuri premiati al “Julian Arcas”, pluripremiati in ambito internazionale come il rumeno Eduard Leata e il polacco Blazej Sudnikowicz premiati allo “Stefano Strata” di Pisa, l’italiano Nicola Montella 2° premio al “Segovia” di Linares, la tedesca Laura Klemke e l’italiano Flavio Nati premiati al “Sor” di Roma, l’italiano Domenico Mastroianni e la russa Elena Fomenko premiati al Città di Mottola, i francesi Pierre Lelièvre e Armen Doneyan premiati al “Vidal” in Francia, il tedesco Joerg Holzmann 2° premio al Daejon International Guitar Competition, il rumeno Bogdan Mihailescu 1° premio al Sinai guitar competition, il brasiliano Glauber Rocha premiato al “Barrios (world wild web)” in Paraguay, interessanti giovani chitarristi in ascesa con interessanti palmarès come il cileno Marcelo Gonzales, la russa Irina Alexandrova, gli italiani Luca Romanelli, Giacomo Galli, Tommaso Ricci, Umberto Maisto e Giuseppe Molino, i messicani Gabriel Alarcon e Josue Garcia, l’austriaco Samuel Peréz , il tedesco Florian Moriz e l’argentino Mariano Fraga, ma non solo; questa competizione dà pure spazio a chitarristi in piena formazione attraverso prestigiose masterclass e che hanno voglia di mettersi in gioco, di confrontarsi col mondo della competizione.

La giovanissima chitarrista Norvegese Darya Kren ci racconta ad esempio che studia la chitarra da non molti anni e che, avendo pochi colleghi con cui confrontarsi nella sua zona, considera questo concorso una occasione per migliorare e imparare da chitarristi più bravi e professionisti.

Questa grande affluenza è certamente attribuibile al programma libero e breve che consente al concorrente di potersi scegliere le armi e il campo di battaglia per esprimersi al meglio. Un costo di iscrizione non elevato in rapporto a un montepremi ricco probabilmente contribuiscono al successo in termini di partecipazione. Le varie giurie sono state scelte puntando il più possibile alla chiara fama e buona reputazione internazionale dei giurati, elemento pure questo determinante per il successo.

Preludio all’inaugurazione

Mi incammino verso la sede dell’Accademia musicale ”Stefano Strata”, sede di questa 5° edizione del Concorso Internazionale di Chitarra Classica “Stefano Strata” – Città di Pisa, e lungo la via, come in altre vie cittadine, spiccano enormi manifesti di questa edizione del concorso: “quest’anno sono state fatte le cose in grande!” penso.

La vistosa pubblicità rivolta alla cittadinanza rinforza il legame tra il concorso e la città di Pisa; legame che avrà il suo culmine nella serata finale al Teatro Verdi di Pisa, aperta gratuitamente alla cittadinanza e che fin ora ha incontrato il favore di un pubblico sempre in aumento. L’occasione che l’Accademia offre alla città di godersi i sei finalisti comodamente nel teatro più prestigioso della città è sicuramente lodevole e soprattutto riscuote un consenso popolare raro in questo genere di competizioni.

Giungo in Accademia con un po’ d’anticipo e mi soffermo ancora una volta nel corridoio dove risuonano gli echi della passate edizioni a lo fanno attraverso foto e testimonianze, esposte appese alle pareti, di giurati e concorrenti delle precedenti edizioni. Nelle parole che possiamo leggere emerge gratitudine per l’accoglienza e l’ospitalità, apprezzamento sincero per la serietà e la professionalità con cui si sono svolte le precedenti manifestazioni e stupore per l’alto livello dei concorrenti della competizione.

Il valore di questa competizione sottolineato da chi la ha vissuta direttamente nelle precedenti edizioni d'altronde è stato pure riconosciuto dal Comune di Pisa che da quest’anno si è impegnato nella creazione di un comitato per rendere il concorso, come si legge nel documento di intenti, “davvero patrimonio dell’intero territorio pisano”.

L’inaugurazione

Come prevede in cerimoniale, viene presentata la giuria composta tutta da chitarristi: gli italiani Carlo Marchione (Presidente) e Aniello Desiderio, i francesi Gaëlle Solal e Judicaël Perroy e il cubano Marco Tamayo.

Alla giuria e ai concorrenti si presentano il direttore artistico Marco Borghini, la presentatrice e indispensabile interprete Milli Russo il grafico Theo Van Boxel e sono spese pure due parole per illustrare la mia parte, quella del reporter.

Il direttore poi esprime un suo grande sogno: portare la chitarra classica al grande pubblico e chissà, magari pure negli stadi. Questo sogno sta alla base della filosofia del concorso di presentare la finale in teatro, ben pubblicizzata, suggerendo per la finale un programma accessibile al pubblico profano e di raccontare il concorso ai curiosi appassionati tramite questa rubrica.

Il presidente della giuria Carlo Marchione, con un tono assolutamente sincero e privo di retorica, ci rende partecipe del suo entusiasmo per l’essere qui, in questo prestigioso concorso, sottolineando l’alto livello dei concorrenti delle precedenti edizioni e rassicura i concorrenti di essere lieto di ascoltarli suonare, indipendentemente dall’esito della loro performance.

Terminati i convenevoli, è giunto il momento dell’estrazione, il primo atto concreto di competizione, questa volta però affidato alla dea bendata che attraverso un sacchetto con numeri da tombola stila l’ordine di apparizione davanti alla giuria.

Aleggia un po’ di scaramanzia tra i concorrenti che si manifesta in qualche battuta per il turno n°17 che è toccato a Marko Topchii.

Mario Pingitore

studio van boxel